Reblog Working Capital Dell’ecosistema startup ormai si parla in continuazione e, fortunatamente, anche in Italia. Le esperienze e le best practices che spesso vengono portate a esempio sono quasi sempre quelle di ecosistemi già affermati, con gli Stati Uniti capofila. Oggi, però, possiamo parlare in maniera concreta di ecosystem building anche nel nostro Paese.

Ma cos’è un ecosistema startup? E soprattutto, cosa rende possibile la nascita e lo sviluppo di questo ecosistema? Me lo sono chiesto, strada facendo, anche io, lungo le varie esperienze che la mia vita professionale mi ha portato ad affrontare.

Voglio partire, prima di tutto, da un presupposto: tutto deve nascere dal networking. Creare un network significa mettere in relazione soggetti diversi. E maggiori sono le connessioni tra i nodi della rete, senza elementi accentratori, maggiore sarà l’efficienza dello stesso network nella condivisione e sviluppo di idee innovative, come teorizzato da Greg Horowitt nel suo libro The Rainforest [Mr. Victor W. Hwang, Mr. Greg Horowitt, The Rainforest: The Secret to Building the Next Silicon Valley, Regenwald, 4 febbraio 2012]

Power of decentralization Horowitt

Fare rete, nella mia esperienza, ha significato mettere insieme capacità e idee (che rappresentano il seme dello sviluppo), i capitali (indispensabili per far crescere e sviluppare il talento) e il mondo della formazione e dell’education che permette ai primi due elementi di muoversi, anche in futuro, in maniera autonoma proseguendo in quel circolo virtuoso che rende stabile e in crescita un ecosistema che si sta formando.

Io ho avuto la possibilità di mettere in pratica questa teoria, calandola in un contesto ritenuto certamente non facile o economicamente competitivo: la Sicilia e Catania.

Negli ultimi tre anni mi sono mosso nella direzione della creazione di una rete, partendo dal far conoscere fra loro i vari attori. In questo contesto l’organizzazione e la promozione di eventi ad hoc ha avuto dei risultati sorprendenti che hanno messo in moto un circuito virtuoso senza precedenti in questa terra.

Con Territorio e Impresa, il primo evento realizzato da presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Catania, per la prima volta si sono ritrovati insieme giovani, aziende, investitori, i mondi della formazione e della finanza e il settore pubblico. Questo singolo evento ha dato il via a un processo che ancora prosegue con rinnovato vigore. Perché questi mondi, espressioni del territorio, per la prima volta si sono parlati, hanno condiviso esigenze e hanno scoperto che ognuno poteva avere un ruolo attivo nello sviluppo di un sistema che da soli non sarebbe possibile modificare.

Giovani, con idee innovative, hanno saputo cogliere l’occasione. Hanno fatto rete e hanno trovato il giusto interlocutore per disegnare il proprio futuro.

L’entusiasmo che si è respirato durante e dopo Territorio e Impresa è stato lo stesso che ha animato anche il weekend che nel maggio 2012 è stato dedicato al mondo delle startup. Startup Weekend a Catania è stata l’occasione per declinare il concetto di networking e di ecosistema al mondo dell’impresa giovane e innovativa. E non è un caso che proprio in quell’occasione idee d’impresa eccezionali siano nate da team formati da talenti che neanche si conoscevano fino a poco prima. Così come ha avuto inizio l’esperienza di StartupCT, un’associazione composta da giovani, professionisti, imprenditori e studenti che ha l’obiettivo di facilitare queste connessioni mettendo in collegamento i vari attori.

Ecco che, ad un certo punto, senza che quasi me ne accorgessi, aveva preso vita un piccolo ecosistema anche a Catania. Rete e condivisione, senza ruoli accentratori. Semplicemente mettendo insieme le persone e le idee.

Gli eventi, sotto questo punto di vista, si sono dimostrati strumento fondamentale. In maniera informale, tutti sullo stesso piano, i vari attori di quell’ecosistema che si stava realizzando si mettevano a disposizione degli altri, perché lo sviluppo era, alla fine, condiviso.

E a capire che fonte principale di questo sviluppo era il networking e la creazione di una community che, su barche diverse, rema nello stesso senso, sono stati anche alcuni docenti, di scuola e università. Persone che io amo definire “di buona volontà” e che sono deputate alla formazione di quelle giovani generazioni che rappresentano il futuro. Oggi più che mai. Perché costruire un ecosistema significa non solo mettere in moto un meccanismo ma creare le condizioni perché questo si autoalimenti, attraverso una cultura che già vede la rete come elemento fondamentale dello sviluppo della società. Trasferendo questi concetti alle giovani generazioni significa immettere dei meccanismi che diventano automatici e “normali”.

I giovani, che sono una miniera infinita di passioni e idee innovative, hanno risposto alla grande. Coinvolti dai propri docenti in progetti come Startup Academy o L’Impresa dei Tuoi Sogni, hanno avuto sfogo per le proprie idee, trovando interlocutori che, finalmente, hanno creduto in loro e gli hanno dato fiducia.

Fondi di investimento, realtà pubbliche o private, con il progetto Working Capital in prima fila, hanno permesso a questi ragazzi di poter avere una visione realistica del proprio futuro e di avere quegli strumenti per poterla realizzare.

In particolare il progetto Working Capital rappresenta la perfetta sintesi delle best practices già elencate. Prima di tutto perché dà fiducia ai giovani e li spinge a pensare in maniera diversa, da imprenditori di se stessi e fautori del proprio futuro. Ma è anche una vera e propria “scuola”, dove i giovani, con soltanto la propria idea in tasca, possono apprendere come farla diventare realtà. Amplifica le loro passioni e offre una miriade di opportunità per creare un sano networking, non soltanto grazie ad eventi o a incontri con professionisti ma anche con il concetto di lavoro in open space, dove membri di diversi team si confrontano, si mettono in discussione, si scambiano idee e consigli facendo leva sulle professionalità e conoscenze altrui. E senza timore di condividere. Last, but not least, mette in campo quelle risorse economiche indispensabili per realizzare il proprio progetto, il proprio lavoro. Il proprio futuro.